17 dicembre 2016

Recensione • Fahrenheit 451

Fahrenheit 451 di Ray Bradbury
Casa editrice: Mondadori
Genere: Fantapolitica (Distopia)
Formato: Brossura
Prezzo: 12,00 euro

Edito in Italia anche con il titolo "Gli anni della fenice", "Fahrenheit 451" si qualifica come romanzo fantascientifico, dai marcati tratti distopici. Ammetto di essere stata in parte restia nell'iniziare questa lettura, nonostante l'amore per le sci-fi novels e i distopici. Reduce da "1984" di Orwell, letto anni fa, immaginavo (del tutto erroneamente) che ne fosse una minuta, essendo peraltro di qualche anno successivo al romanzo dello scrittore britannico. "1984" mi aveva lasciato quello che si suol dire "l'amaro in bocca". La società descritta da Orwell mi appariva distante, forse a causa della giovane età in cui lo lessi (una delle solite letture imposte negli anni del liceo!). I dubbi e le incertezze si sono però dissolti dopo poche righe.


Ad attrarmi subito è stata la scrittura di Bradbury. Ricco di descrizioni e caratterizzato da un lessico ricercato e innovativo, lo stile dell'autore e sceneggiatore statunitense catapulta il lettore in un futuro imprecisato dove i pompieri, non più dediti al patrocinio della popolazione dall'imperversare degli incendi (Bradbury infatti ci comunica che le abitazioni sono ormai progettate in modo da essere ignifughe), si pongono la missione di eliminare i libri bruciandoli. La realtà entro la quale ci troviamo infatti ripudia i contenuti letterari, favorendo strumenti tecnologici, quali la televisione (disarmanti le pareti sulle quali viene proiettata la fantomatica famiglia, dalla quale la moglie del protagonista è dipendente) o le radio a forma di conchiglia che la moglie Mildred ascolta incessantemente per mezzo di cuffie apposite. E' questo il contesto sociale che permea la vita del protagonista, Guy Montag, pompiere, ma al contempo sognatore. In una nazione dove il silenzio, i rapporti umani sono ormai banditi, Guy si pone delle domande, che con l'arrivo di Clarisse, giovane eccentrica e sognatrice, hanno sempre più bisogno di risposte.
Nella società distopica descritta dall'autore americano si percepisce il timore palpabile a rimanere in silenzio (la televisione nelle case trasmette di continuo ed è perennemente accesa; le macchine raggiungono velocità sostenute permettendo ai motori di assordare), benchè, al dialogo, si preferisca una passiva assuefazione alla tecnologia. Ed è questa passività che lentamente immobilizza le comunicazioni, la creatività e da ultimo la cultura. Il progresso tecnologico è ad appannaggio del potere politico, di cui Bradbury ci parla a tratti, snocciolando sporadiche e rade informazioni. Chi governa lo fa in modo silenzioso, piano piano si insinua nelle vite private demolendo la cultura, rendendo la popolazione schiava.
Uno degli elementi che può non attirare di Fahrenheit 451 è proprio l'assenza di marcatori temporali. Il futuro distopico descritto da Bradbury infatti non è preciso, non viene descritto nel dettaglio, anzi è nebuloso, indefinito. Ma è proprio questo il punto di forza del romanzo: dopo decenni dalla sua pubblicazione, è e rimarrà attuale. Ragione per cui tutti dovrebbero leggerlo, imparando dalle parole di Bradbury, ricavandone un'importante lezione: la cultura muove il progresso. L'apporto tecnologico può esserne strumento, ma non di più. E' fondamentale questo messaggio, soprattutto nel momento storico in cui ci troviamo. E' importante pensare e farlo con la propria testa.
Ho dato al romanzo il massimo dei punti su Goodreads. L'ho amato fin dalle prime righe. Bradbury sa attirare, la sua narrazione è profonda e ricca di contenuti.



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