23 marzo 2017

Intervista • Giacomo Festi

Ciao Bookitipiani!
Oggi sono felicissima di inaugurare qui sul blog uno spazio dedicato agli autori. Incontro dopo incontro intervisterò per voi diversi scrittori, dandomi e dandovi l'opportunità di conoscerli un po' meglio. Ho suddiviso l'intervista in due parti: scrittura e lettura.
Oggi intervisto per voi Giacomo Festi, giovane autore di diverse opere, tra cui l'ultimo lavoro "La strana indagine di Thomas Winslow".

Iniziamo dunque con le domande e buona lettura a tutti!


SCRITTURA

Qualche riga su di te

Ciao Valentina, innanzitutto grazie mille per lo spazio che mi concedi!
Che dire...sono Giacomo (ma ormai anche mia madre mi chiama Jack), un ragazzo che nel bene e nel male si arrabatta nella quotidiana esistenza, cercando di portare avanti una passione nonostante le mille insidie della vita quotidiana, quella più pragmatica che difficilmente riesco a gestire.
In sintesi posso dire che sono l'uomo che avete sempre desiderato, solo che ancora non lo sapete.

Com'è nata la tua passione per la scrittura?

Più che per la scrittura, ho una passione per le storie e i modi che ci sono per raccontarle. Amo i libri perché solo la parola scritta può dare certe sensazioni, così come amo i film (gestisco un blog di recensioni cinematografiche, Recensioni ribelli) perché solo le immagini in movimento possono comunicarti certi stati d'animo, e lo stesso dicasi coi fumetti, i cartoni animati... insomma, tutti i media che esistono per raccontare una storia, ognuno con le sue peculiarità.
Si tratta solo di osservare ogni cosa con il massimo rispetto e ascoltare la propria sensibilità. Per me la scrittura è stato quasi uno strumento terapeutico in certi momenti della mia vita, oltre che un modo per cercare di raccontare come vedo il mondo con le sue brutture ed esorcizzarle.

Quale/i scrittore/i ritieni possa/no averti ispirato?

Credo che sia tutto fatalmente accaduto a undici anni, quando scoprii "Harry Potter" e "Il Signore degli Anelli", quindi d'istinto direi zia Row e Tolkien. Quelli furono i libri che mi fecero dire "Voglio farlo anch'io!" e da lì iniziarono i primi (fallimentari) tentativi.
Ma non c'è n'è uno solo, crescendo si esplorano sempre territori nuovi e si scoprono nuove penne, ognuna diversa dall'altra. Se però devo dire i nomi degli scrittori che più ammiro adesso, direi sicuramente Stephen King e Philip K. Dick.

Prima di pubblicare il primo tra i tuoi romanzi, facesti leggere a qualcuno la bozza oppure fu una sorpresa per tutti?

Eccezion fatta per mia madre e la mia ragazza di allora, che mi hanno sempre spronato a seguire questa strada, fu un evento inedito per i più.

Com'è cambiata la tua quotidianità dopo le pubblicazioni?

Beh, tutto d'un tratto la gente ha preso a stringermi la mano quando mi vede per strada, chi prima non mi calcolava improvvisamente si ricorda il mio nome, i ragazzini mi gridano che da grandi vogliono essere come me e le ragazze mi lanciano i reggiseni...
...poi è suonata la sveglia e mi sono svegliato.
In realtà non è che sia cambiata molto. Il mio esordio è stato accolto dai più con un tiepido "Ah, certo che oggi pubblicano proprio tutti". Alcuni miei compaesani manco sanno che sto per pubblicare il quinto libro...

Parlando del tuo ultimo lavoro, "La strana indagine di Thomas Winslow", com'è nato il personaggio principale? Hai tratto ispirazione da qualcuno di reale oppure è tutto frutto della tua immaginazione?

Tutti i miei lavori nascono spontaneamente. Nonostante abbia una formazione da fumettista, quindi di una persona che deve macinare storie a ruota (cosa che aiuta in un secondo tempo, analizzando freddamente gli sviluppi della trama e trovando le giuste congiunzioni), serve uno stimolo dalla realtà per farmi creare qualcosa. Una canzone sentita, una discussione fatta con una persona, oppure un momento del presente che mi spaventa o mi angoscia particolarmente.
Tom in qualche maniera siamo tutti noi. E' un uomo comune che cerca nell'ignoto la sua appartenenza e si fa il quesito principe di ogni storia: chi sono io?
E' un romanzo che è tante cose, o ho cercato che fosse così. E' un omaggio alle storie, tutte quante, perché come diceva Philip Pullman: le storie sono il vero motore del mondo. Del resto i miti sono storie che che gli uomini hanno creato per cercare di dare senso all'inspiegabile. Ma è anche un omaggio alla vita e alle sue sfaccettature, siano esse belle o brutte. Le nostre storie. E' grazie a tutte loro che siamo diventati le persone di questo presente. E le storie non si fermano mai, anche quando c'è la parola fine...
Ma è pure il romanzo di cui vado più fiero, anche se sono il primo ad ammettere che la maturità è ancora lontana. E la risposta da parte del pubblico mi sta dando parecchie soddisfazioni.

Quale aspetto, secondo te, non può e non deve mancare in un romanzo?

Tanti. Scrivere è una cosa seria, per quanto nasca tutto come un gioco. Non devono esserci momenti o dialoghi lasciati al caso, i personaggi devono avere una loro maturazione ben architettata, deve esserci uno stile scorrevole e un finale che non lasci insoddisfatti.
Ma soprattutto, deve esserci la sensazione che l'autore si è divertito nello scriverlo. Perché, siccome scrivere è una cosa seria, è soprattutto un gioco.

Secondo te, nell'era digitale e dei social, com'è cambiata la scrittura?

Come dice una legge della fisica, tutto si trasforma. Sono cambiate le inquadrature nel cinema, è cambiato il sound nella musica e quindi inevitabilmente è cambiata la scrittura. Sono cambiamenti naturali ed inevitabili, basta vedere le varie correnti letterarie che ci sono state nella storia, o come uno scrittore dell'Ottocento scriva diversamente da uno dei giorni nostri.
Il problema, se proprio vogliamo trovarne uno, è più che altro sociale.

Cioè?

I warholiani quindici minuti di gloria stanno accadendo, con tutti i pro e i contro che la cosa comporta. I giovani non hanno molti esempi sani da seguire proprio perché ci hanno fatto credere che tutti, siccome c'è la possibilità di farlo, abbiano qualcosa da dire. YouTube per certi versi è stato l'epicentro di tutto questo, perché in mezzo a tanti contenuti validi sono emersi personaggi che nonostante non abbiano competenze o capacità di sorta si sono ritrovati intorno a un'attenzione mediatica esagerata.
Siamo nell'epoca delle possibilità, ma non è detto che chiunque abbia i mezzi per poterle gestire. Ci hanno fatto credere che possiamo diventare ciò che vogliamo, quando la realtà è che spesso i nostri sogni sono più grandi di noi. Una frase come "Non arrenderti mai" ha fatto più danni della peste, perché ha portato a una stolida convinzione e a non mettersi mai in discussione, la prima cosa da fare ogni volta che si vuole intraprendere una strada. D'altronde, anche i maestri hanno da imparare dagli allievi.

Quali progetti hai in serbo per i tuoi lettori?

In serbo nessuno. Ce ne sono alcuni in croato, però...
Bene, ora torniamo (semi) seri. A breve uscirà il mio quinto romanzo, stavolta una commedia, e siamo alla fase dell'editing. Sarà pronto fra pochi mesi. Se ce ne sarà la possibilità, voglio usare il personaggio protagonista per altri volumi, dato che può offrire diversi sviluppi e interpretazioni.
Al momento sto aspettando le valutazioni per un sesto romanzo. Ma il mio vero sogno nel cassetto è quello di poter iniziare una mia saga fantasy, anche se per quella voglio aspettare ancora un poco, dato che si preannuncia come un qualcosa di molto impegnativo.

LETTURA

Spostiamoci invece nell'ambito "lettura". Di solito quale genere di romanzi prediligi?

In sintesi...quelli belli.
Per completezza...dipende dai momenti. Sono onnivoro, letterariamente parlando. Amo le storie che mi lasciano qualcosa, che mi intrigano e non mi fanno staccare gli occhi dalla pagina. Ma soprattutto, quelle che a fine lettura mi fanno porgere più di un punto interrogativo.

Sei uno da "un romanzo alla volta" o "35 tutti insieme, rigorosamente scambiando personaggi e storie dall'uno all'altro"?

Generalmente leggo un romanzo alla volta. Al massimo non lo finisco - ma in quel caso vuol dire che o non era ancora pronto per una lettura simile o che l'autore "si è messo d'impegno". In compenso, durante la lettura, ne acquisto almeno tre o quattro.
Non sia mai che rimanga senza...

Sei davanti alla tua libreria, quale libro non puoi fare a meno di leggere? Perché?

Uno dei miei. E lo faccio nudo, davanti allo specchio.
...
Sicuramente uno di quelli che mi ha segnato maggiormente. Ogni volta che leggo un libro che mi piace molto, la prima cosa che mi domando è "perché mi è piaciuto così tanto?". Solo così, rubando dai maestri, è possibile imparare qualcosa e farlo nostro.

Prediligi il cartaceo o ti sei adattato senza ribellioni agli e-reader?

Come dico sempre, l'importante è leggere. D'altronde ormai non si acquistano più cd, pure i film e le serie tv ormai si guardano prevalentemente sulle piattaforme. Certo, una biblioteca piena di volumi ha sempre il suo innegabile fascino, ma è il progresso che avanza, sottrarsi non è una cosa produttiva a prescindere.

Qual è il tuo luogo preferito per leggere?

Generalmente leggo in camera mia, sul letto, sistema adottato per combattere l'insonnia cronica che mi attanaglia da sempre. Ma mi trovate a leggere anche sui pullman o mentre aspetto le persone.
Sto ancora aspettando una mia foto su Hot Dudes Reading, ma per ora niente...

A quale fiera/manifestazione legata al mondo della lettura ogni anno non puoi fare a meno? Ce n'è qualcuno in particolare che vorresti suggerire ai nostri lettori?

Sicuramente il Salone del Libro di Torino, che è la Lucca Comics libraria, anche se non ho ben chiaro che modifiche ci saranno ora che è avvenuta la "civil war" con Milano. Però ricordo che andare lì come ospite per la prima volta nel 2015, per presentare "Vita da scarabocchio", è stata una sensazione strana.
Quella però dove mi sono divertito maggiormente è il Pisa Book Festival, la fiera dell'editoria indipendente di Pisa. Una fiera lontana dai grandi nomi che rende giustizia al sottobosco editoriale italiano, molto più ricco di quello che può sembrare a una prima, pigra occhiata. E' lì che ho fatto gli incontri e le conoscenze più belle.

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